Il Soccombente racconta in modo assurdo e perseguitante l’esperienza universale di incontrare qualcuno che è migliore di te in un’attività nella quale, prima dell’incontro, pensavi di essere tu il migliore. Alcune persone si allontanano da una tale esperienza un po’ castigate per poi convincersi che sia una parte normale della vita e dimenticarsene, o semplicemente andare oltre. Altre persone si impiccano.
Il libro narra di tre aspiranti pianisti da orchestra—Glenn Gould (ispirato dalla vita reale), un pianista Austriaco chiamato Wertheimer (il protagonista fittizio) e l’innominato narratore—i quali diventano amici nel 1953 in Salzburg durante lo studio del piano con il grande Horowitz. Si tratta di un’ossessione riguardo l’ossessione, quasi un enorme monologo formato da riflessioni sulle riflessioni.
Bernhard non tratta i suoi personaggi in modo da farci pensare a questi uomini come artisti con un’altissima sensibilità e significato, ma gli piace giocare in ogni modo che ritenga giusto. È difficile provare simpatia per i personaggi.
I protagonisti spesso contraddicono loro stessi, divagano, si lasciano andare in deliri iperbolici e paralisi prolisse.
I testi di Bernhard sono pieni di elaborazioni retoriche, ed è possibile analizzare la scrittura come un quartetto d’archi rigurgitato e suonato in modo tale che le frasi facciano da eco l’una all’altra, da pagina a pagina, donando una sensazione quasi nauseante.
Il libro ha un’intensità peculiare, e lo stile unico è infuso di un’amarezza la quale si insedia inconsciamente nella mente del lettore.
Sorgono domande: che cos’è l’arte? Che cosa sono abilità e talento nell’arte? Quanto è presunzione? Quanto è genio? Cosa fare quando sei a faccia a faccia con il genio, come ci si comporta? Che cosa porta un artista all’abisso del suicidio? Quando ci si rende conto che si ha successo nella maratona della vita, specialmente riguardo la creazione dell’arte?
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